Il tempo si paga in energia

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Una frase del genere odora di Einstein. Ma lui rapportava la massa all’energia… ah, no, c’era di mezzo anche il tempo, con qualche giro matematico.
Passeggiando in giro, andando in bicicletta, muovendosi in acqua. Ci rendiamo tutti conto che quando le cose vengon fatte con calma paiono meno faticose. Basti pensare alla stanchezza dopo una lunga scalinata, fatta di corsa. E sì, uno può essere stanco anche dopo averla fatta lentamente, ma di certo è un qualcosa di più sopportabile. Questo nonostante l’energia fornita totale per salire gli scalini sia esattamente la stessa. E accettando l’ovvietà di questa conclusione con un po’ di umiltà, la mente si sposta di un passo avanti.

Ecco infatti che, come qualsiasi esperto può affermare, il nostro corpo – ma probabilmente tutte le forme di vita – può dare una certa quantità di energia in un lasso di tempo definito che è sempre inferiore alla potenziale quantità di energia che realmente possiede (riserve di grasso, ATP e tutto quel che ora si conosce a riguardo). Ed ecco che alla corsa verso la cima della scalinata, salvo essere allenati, le forze “mancano”. L’allenamento altro non è infatti che aumentare l’eneriga utilizzabile nello stesso lasso di tempo, o trovare l’equilibrio tra l’energia che si consuma e quella che si può fornire per migliorare la resistenza, sia che si parli di allenamento in palestra o allenamento mentale, nello studio. E quindi mi dico: ma solo io essere vivente? O anche ciò che mi circonda funziona così?

Allora penso alle forme inorganiche, come una goccia d’acqua che corrode una pietra. Dopo molto tempo, si osserverà lo stesso danno che avrebbe fatto un proiettile sparato sulla pietra, ma sarebbe avvenuto in una frazione di secondo. Il meccanismo di scambio di energia è completamente diverso dal corpo umano, ma in qualche modo c’è una filosofia di base che unisce cose e animali.

Poi però mentre scrivo, mi viene in mente che qualcuno, da poco usciti dal Medioevo, agli albori della matematica, ha tradotto questa “filosofia di base”. Si è arrivati ad una forma di equazione differenziale, perfettamente nota a chi ha studiato un minimo di fisica, la Potenza:

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Dove L è il lavoro, ovvero la quantità di energia spostata e t è il tempo.

Una cosa interessante è come tutte queste formule fanno fede ad un metodo inventato dalle persone (la Matematica), capace di prendere un fenomento e quantificarlo permettendo di gestirlo, in un linguaggio che non conosce nazioni. Ma se si riesce a concepire come innovativa una cosa così vecchia, allora scatta l’ultimo pensiero di questo articolo di dubbia utilità: le formule descrivono come le cose accadono, ma non il perché. O meglio, con esoterismi tipo fisica quantistica e compagnia bella, i perché di molte formule vengono svelati. Anzi, solo spostati un po’ più in la.

Dalla fatica che si può provare nel fare le cose in fretta, pare proprio che il tempo guadagnato (dipende…) si paghi in energia. Moneta di scambio per tutti gli esseri viventi che cercano solo un po’ di tempo in più. Se non esisti non hai energia, sei uno con cui alla banca del tempo non vogliono avere a che fare e resti lì, immemore e senza tempo.

Ma di questo ne parlerò un’altra volta, tempo e voglia permettendo. Volevo dire, energia da spostare permettendo.

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